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Calicivirus felino

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Eziologia

La calicivirosi è una malattia infettiva con carattere contagioso che può colpire i felidi domestici e selvatici, determinando un’infezione, acuta o subacuta, a carico delle prime vie respiratorie e del cavo orale. Questa patologia si manifesta frequentemente associata ad una sindrome febbrile, talvolta accompagnata da zoppia. Il calicivirus felino (FCV) è un virus a RNA e gli alti tassi di errore della polimerasi durante la replicazione gli conferiscono un’alta plasticità del genoma. Questa caratteristica rende il virus molto adattabile e ha importanti implicazioni per l'evoluzione antigenica; la persistenza virale, la ricombinazione e gli sporadici focolai di ceppi ad alta virulenza causano gravi sintomatologie. Il calicivirus è caratterizzato da una buona capacità di resistenza nell’ambiente, infatti può resistere fino ad un mese su superfici asciutte e in condizioni climatiche temperate, mentre viene rapidamente inattivato dall’ ipoclorito di sodio (candeggina) diluito in acqua 1:32. (4)(5)(7)

 

 

 

Epidemiologia

Vista la buona capacità di sopravvivenza nell’ambiente dell’agente eziologico, la trasmissione di questa patologia virale può avvenire sia per contatto diretto tramite escreti e secreti infetti (saliva e secrezioni nasali ed oculari) che per contatto indiretto (utensili come ciotole infette). Generalmente l’infezione interessa soprattutto soggetti al di sotto dell’anno di età, non vaccinati, i quali vivono in situazioni con elevata densità di popolazione come ad esempio: colonie feline, gattili, pensioni ecc. In alcuni casi il virus si stabilizza nell’ospite attribuendogli la caratteristica di “portatore cronico” della patologia, in questo caso l’infezione può durare anni o addirittura tutta la vita; il virus persiste nelle tonsille dell’ospite e da lì viene eliminato in modo pressoché continuo, senza l’evidenza di una sintomatologia da parte del “portatore cronico”. La profilassi vaccinale non elimina il rischio di divenire portatori cronici della patologia. (4)(5)(7)

 

Patogenesi

In genere, la prima localizzazione del virus inalato od ingerito è l’orofaringe. Dopo 3-4 giorni si manifesta una viremia transitoria, con diffusione del virus nei tessuti congiuntivale, linguale e polmonare. In queste sedi avviene la replicazione dell’agente eziologico, il quale si instaura a livello cellulare, determinando la formazione delle tipiche alterazioni anatomo-patologiche. (7)

 

Sintomatologia

Il periodo di incubazione del virus varia da 1 a 10 giorni. Talvolta l’unico sintomo associato a questo periodo, che è anche quello più caratteristico, è la formazione di vescicole nel cavo orale, le quali possono andare incontro a rottura, determinando la necrosi dell’epitelio. Raramente, si osservano anche ulcere a livello dei cuscinetti plantari. Nei casi più gravi, a causa del contributo di sovrainfezioni batteriche, si possono avere polmoniti od interessamenti delle sinoviali articolari con conseguenti zoppie. La sintomatologia iniziale dell’infezione può essere caratterizzata anche da sintomi più aspecifici come febbre, anoressia e letargia. In seguito si possono osservare riniti, starnuti, congiuntiviti, scolo nasale ed oculare con aspetto sieroso o, nei casi più estremi, muco-purulento. Recentemente, sono emersi ceppi altamente virulenti di FCV associati a focolai di malattia sistemica con alta mortalità ed una nuova gamma di caratteristiche cliniche (FCV malattia sistemica virulenta (VSD). Così come la malattia del tratto respiratorio superiore, gatti affetti da FCV-associati VSD mostrano a vari gradi piressia, edema cutaneo, dermatite ulcerosa, anoressia e ittero. I gatti adulti sono frequentemente colpiti ed in maniera più grave rispetto ai cuccioli e, purtroppo, la vaccinazione con ceppo di campo non sembra essere protettiva. La sintomatologia, ovviamente, varia in base all’età del soggetto, allo stipite coinvolto ed alla concomitante presenza di co-infezioni virali od infezioni secondarie batteriche. (4)(7)

 

Diagnosi e Terapia

La diagnosi di laboratorio si basa su tecniche quali l’isolamento virale su cellule in vitro o di diagnostica molecolare come la RT-PCR, prelevando campioni mediante tamponi orofaringei e congiuntivali, ma anche campioni di sangue o raschiati cutanei, a seconda della forma clinica. Rispetto all'isolamento del virus per coltura cellulare, i metodi molecolari sono più veloci, consentendo quindi una rapida diagnosi tuttavia, l'alta variabilità genetica di FCV può influenzare negativamente la sensibilità diagnostica e quindi limitare lo spettro dei ceppi rilevati. Di contro, l’isolamento virale è meno sensibile alla variazione genomica, ma la tecnica può fallire a causa di un numero insufficiente di virioni nel campione o la presenza di anticorpi nei fluidi extracellulari che previene la replicazione virale in vitro. Risultati falsi negativi possono inoltre essere una conseguenza di inappropriate procedure pre-analitiche, quali metodiche di trasporto e stoccaggio dei campioni che possono portare a distruzione cellulare e quindi alla degradazione dell’RNA virale. La terapia dei pazienti infetti prevede l’ospedalizzazione in reparti specializzati nel trattamento delle malattie infettive, con terapie di supporto quali fluidoterapia endovenosa e somministrazione di antibiotici ad ampio spettro ed alimenti facilmente assimilabili e dall’alto valore energetico. È consigliata inoltre la somministrazione di mucolitici. (4)(5)(6)

 

Profilassi Vaccinale

La profilassi vaccinale protegge dalla malattia ma non dall’infezione virale, tanto che anche gli animali vaccinati possono diventare portatori asintomatici. Il virus può essere quindi isolato non solo da animali con sintomatologia clinica manifesta, ma anche da gatti clinicamente sani. Diversi tipi di vaccini sono comunque disponibili ed efficaci nel prevenire o ridurre la sintomatologia; principalmente ritroviamo vaccini vivi attenuati basati sul ceppo FCV-F9 e vaccini inattivati che includono ceppi come l’FCV-255 o una combinazione di FCV-431 e FCV-G1. Questi antigeni vaccinali sono scelti in base alla loro capacità di indurre antisieri genericamente cross-reattivi contro i ceppi di campo circolanti al momento dello sviluppo del vaccino. I programmi di vaccinazione suggeriti tendono ad essere del tipo "tradizionale" con un ciclo primario a 8-9 e 12 settimane seguito dai richiami annuali o, come consigliano le ultime linee guida, ogni tre anni. In situazioni di rischio elevato, si consiglia una terza vaccinazione a 16 settimane di età e richiami annuali. I gatti guariti dalla calicivirosi non sono protetti per tutta la vita, soprattutto se l’infezione è sostenuta da ceppi diversi ma la vaccinazione è comunque raccomandata. (1)(2)(3)(4)(5)

 

 

 

  1. Afonso Maria M., Pinchbeck Gina L., Smith Shirley L., Daly Janet M., Gaskell Rosalind M., Dawson Susan, Radford Alan D.: “A multi-national European cross-sectional study of feline calicivirus epidemiology, diversity and vaccine cross-reactivity”, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0264410X17303365?via%3Dihub
  2. Almeras T., Schreiber P., Fournel S., Martin V., Nicolas C.S., Fontaine C., Lesbros C. and Gueguen S.: “COMPARATIVE EFFICACY OF THE LEUCOFELIGEN™ FeLV/RCP AND PUREVAX™ RCP FeLV VACCINES AGAINST INFECTION WITH CIRCULATING FELINE CALICIVIRUS”, BMC Veterinary Research (2017) 13:300
  3. Buonavoglia D., De Palma M.G., Camero M., Cirone F., Pratelli A., Martella V., Marsilio F., Colombatti V.: “CORRELAZIONE SIEROLOGICA FRA GLI STIPITI DI CALICIVIRUS FELINO (FCV) ISOLATI IN ITALIA E LO STIPITE VACCINALE F9”, Veterinaria, Anno 14, n. 1, Aprile 2000;
  4. Ettinger S.J., Feldman E.C.: “Trattato di clinica medica veterinaria malattie del cane e del gatto”; Cap. 214, pag 946-948, 2015, Elsevier, Antonio Delfino Editore
  5. European Advisory Board on Cat disease: “INFEZIONE DELLE VIE AEREE SUPERIORI DA CALICIVIRUS FELINO”
  6. Meli Marina L., Berger Alice, Willi Barbara, Spiri Andrea M., Riond Barbara, Hofmann-Lehmann Regina; “Molecular detection of feline calicivirus in clinical samples: A study comparing its detection by RT-qPCR directly from swabs and after virus isolation” https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0166093416307121
  7. Radford Alan D., Coyne Karen P., Dawson Susan, Porter Carol J., Gaskell Rosalind M.: “Feline calicivirus”, https://www.vetres.org/articles/vetres/pdf/2007/02/v06220.pdf

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