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Amiloidosi del gatto Abissino

L'amiloidosi è una malattia caratterizzata dalla deposizione in sede extracellulare di materiale proteico fibrillare a ridotto peso molecolare ed insolubile, detto, sostanza amiloide. L’amiloidosi è piuttosto rara nel gatto ad eccezione dell’Abissino e del Siamese/Orientale. Alcuni ricercatori sostengono esista una significativa differenza tra l’Amiloidosi dell’Orientale e quella dell’Abissino, nel quale è stata riconosciuta l’amiloidosi di tipo AA. Nell’Abissino è relativamente frequente l’amiloidosi renale caratterizzata dal deposito di sostanza amiloide nella midollare renale (a differenza del cane in cui questa sostanza si deposita, prevalentemente, nel glomerulo). Nel gatto Siamese e nell’Orientale la sostanza amiloide si deposita più frequentemente amiloide nel fegato. Altri organi che possono essere interessati sono l'intestino, la milza, il cuore, le ghiandole surrenali, il pancreas, i linfonodi e la vescica. Il quadro sintomatologico riferibile all’insufficienza renale indotta dalla progressione dell’infiltrazione amiloide è aspecifico con manifestazioni che vanno dalla perdita di peso, al vomito, anemia, letargia, depressione, anoressia, diarrea, disidratazione sino alle ulcere orali. L’alterazione del profilo ematochimico unitamente ad altri esami strumentali quali l’esame ecografico dell’addome consentono, solitamente, di formulare un ragionevole sospetto diagnostico.

Tuttavia, l’unico accertamento che consente di ottenere la diagnosi definitiva è l’esame istologico del tessuto Amiloidosi del Gatto Abissino coinvolto prelevato in vivo mediante biopsia renale oppure post-mortem in corso di esame autoptico. Sebbene recenti studi abbiano ipotizzato una base genetica responsabile delle alterazioni anatomiche, ad oggi non sono disponibili test genetici che consentano di individuare i soggetti portatori. E’ vivamente raccomandabile il periodico monitoraggio clinico mediante esami del sangue/urine ed ecografia dell’addome di tutta la prole dei gatti riconosciuti affetti da amiloidosi renale. Sebbene la modalità di trasmissione genetica non sia stata completamente chiarita, si sconsiglia l’utilizzo dei soggetti affetti da questa patologia come riproduttori in quanto è comunque ipotizzabile l’elevata possibilità di trasmetterne i geni responsabili alla prole.

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